DOMENICA XXXII - B
Brulichio di gente nel tempio,
lento passeggiare di scribi,
sacrifici di grassi agnelli,
tintinnio di monete nel tesoro.
Il Messia è presente e siede
per giudicare il suo popolo.
Vedova che ti accosti, furtiva,
ben poco getti nel tesoro.
Il tuo Dio ti ha vista nel cuore,
Egli conosce la tua offerta
e senza nome sei lodata:
il tuo nome è il tuo dono.
PRIMA LETTURA 1 Re 17,10-16
Dal primo libro dei Re
In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: «Prendimi un po’ d’acqua in un vaso, perché io possa bere».
Una vedova, la si riconosceva dagli abiti (cfr. Gn 38,14: Tamar). La tradizione ebraica riportata da Rashi così interpreta: Egli non sapeva quale fosse la vedova che doveva nutrirlo per ordine del Signore, per cui si ricordò di Eliezer, il servo di Abramo e disse in cuor suo: la vedova che mi darà da bere è quella scelta dal Signore.
Un po’ d’acqua, non osò chiedere subito il pane ma solo un po’ d’acqua perché erano tempi di carestia.
Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un pezzo di pane».
Probabilmente l’acqua era dentro un vaso conservata al fresco sotto una pianta; qui la donna poteva avere anche un po’ di pane accanto all’orcio dell’acqua. Elia le chiede di portarglielo.
Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo».
La donna giura per il Signore Dio di Elia e non per i suoi dei per fargli comprendere che quanto dice è vero.
La donna prepara l’ultimo pasto per sé e per suo figlio. La donna certamente sta parlando con grande sofferenza e per bocca del profeta il Signore interviene mostrando la sua compassione. La vedova non appartiene al popolo d’Israele (cfr. Lc 4,25-26): vi è già il preludio della salvezza delle Genti e si può cogliere come il Signore abbia compassione di tutti.
Elia le disse: «Non temere; va’ a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina della giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra”».
Non temere, è la parola di salvezza: tu non morirai di fame.
Il profeta vuole che la donna le dia la primizia del poco che sta per cuocere. Questo per metterla alla prova nella sua fede e se era disposta e mettere avanti alla sua vita e a quella del figlio la vita dell’ospite che ella non conosceva.
La vedova doveva quindi fidarsi della parola dell’uomo che le parlava in nome del suo Dio e che le prometteva il necessario per vivere fino alla fine della carestia. Ella doveva compiere questo gesto sacro di offerta come premessa della benedizione divina.
Quella andò e fece come aveva detto Elia;
Obbedisce in tutto alla parola di Elia, mossa dalla fede nella promessa divina.
poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni.
La casa di lei, s’intende quindi tutta la sua famiglia che in oriente comprende tutta la sua parentela. Il beneficio si allarga a tutti come nel deserto era avvenuto per la manna.
Diversi giorni, lett.: un anno.
La farina della giara non venne meno e l’orcio dell’olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.
Questa parola commenta quello che è scritto in Dt 8,3: l’uomo vive in forza di quello che esce dalla bocca del Signore.
Note
Il testo insegna che «la misericordia deve occupare il primo posto. Essa infatti ha la precedenza davanti al Signore e da essa deriva ogni abbondanza» (s. Prospero).
La fede nella Parola di Dio, come superamento non solo dei propri ragionamenti ma delle stesse necessità, è quella che lega Dio al credente per cui Egli non viene meno alle sue parole.
La fede diviene opera nella carità: «più dono ai poveri, più e in sovrabbondanza ricevo da Dio» (S. Giovanni l’elemosiniere, patriarca di Alessandria).
SALMO RESPONSORIALE Sal 145
R/. Loda il Signore, anima mia.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R/.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R/.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione. R/.
SECONDA LETTURA Eb 9,24-28
Dalla lettera agli Ebrei
24 Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore.
Cristo, innalzato sulla croce, è entrato nel cielo, nel vero santuario, di cui quello terreno è simbolo. Avendo sofferto nella sua natura umana, Gesù è stato trascinato nel santuario celeste dalla sua natura divina. Mentre soffriva sulla Croce e si consumava nel fuoco dello Spirito come vittima, Egli era pure nel santuario del cielo. Consumato il suo sacrificio nel tempo e nello spazio nostro, esso non cessa nel santuario celeste, dove Egli compare davanti a Dio per intercedere in nostro favore.
La liturgia, presenza in terra di quella celeste, può rendere presente la vittima santa e immacolata nella sua azione sacrificale perenne e rendere noi, già da questa terra, partecipi della liturgia del cielo.
25 E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: 26 in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.
Essendo nel simbolo l’offerta del sommo sacerdote compiuta nel giorno dell’espiazione, ogni anno, essa deve essere ripetuta perché non giunge mai alla perfezione. Essa inoltre è compiuta con il sangue di capri e non certo con sangue umano.
Se l’offerta del Cristo non fosse eterna, cioè appartenente alle realtà celesti, essendo Egli l’unico Redentore, avrebbe dovuto offrire se stesso in ogni generazione per redimerla.
Invece essendo eterna, l’offerta del Cristo, compiuta una volta per sempre, tocca ogni generazione prima attraverso il simbolo dei sacrifici legali, ora attraverso il sacramento dei Misteri da Gesù a noi consegnati.
Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.
Gesù appare nella pienezza dei tempi, nel momento in cui le ere giungono al loro compimento, si consumano ricapitolandosi in Lui ed esattamente nel suo sacrificio perché è qui che in esse è distrutto quel peccato del mondo che le ha caratterizzate.
Così anche la nostra era ha termine nel suo sacrificio dove è distrutto il peccato del mondo, che ci domina e che caratterizza i rapporti dei popoli consegnandoli alla distruzione della morte.
Ogni era pertanto anela al sacrificio di Cristo come alla dissoluzione del peccato che la impregna di morte e per essere liberata dalla schiavitù e dall’annientamento della morte.
Per questo il Cristo scende agli inferi e annuncia ai ribelli la loro redenzione, perché si realizzi la Parola: anche i ribelli dimoreranno presso il Signore Dio (Sal 67,). Così infatti è scritto: Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè (1Pt 3,18-20).
27 E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, 28 così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
Il testo ora precisa che il Cristo viene per coloro che l’aspettano per la loro salvezza. Come in ogni età e in ogni era la morte sta al termine della vita terrena di ciascuno, come porta che apre al giudizio di Dio, così vi sono in ogni generazione i giusti che attendono il Cristo e ne invocano la salvezza. Per loro Egli apparirà una seconda volta per portare a compimento la loro redenzione, con l’adozione a figli, il riscatto del loro corpo (cfr. Rm 8,23).
Nota
Se si legge la seconda lettura nella luce del Vangelo, si rende chiaro l’irripetibile sacrificio di Cristo - in luogo dei molti sacrifici di animali dell’antico Patto - come il dono della cosa estrema dietro cui non resta più nulla. Il suo sacrificio viene anche espressamente paragonato con la morte dell'uomo: come questa è assolutamente irrepetibile (di trasmigrazione delle anime non si parla mai nella Bibbia), così anche questo sacrificio, che basta ad espiare i peccati del mondo una volta per tutte. E dietro l’auto/dedizione di Gesù si intravede il sacrificio del Padre, che è senz’altro paragonabile alla povera vedova nel Vangelo: anch'egli getta tutto ciò che ha, la persona più cara non solo, anche quella più necessaria, nel tesoro: Dio tanto ha amato il mondo da dare il suo unico Figlio. (Hans Urs Von Balthasar, Luce della Parola p. 248) (Diaconia)
CANTO AL VANGELO Mt 5,3
R/. Alleluia, alleluia.
Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
R/. Alleluia.
VANGELO Mc 12,38-44 (forma breve 12,41-44)
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, 38 Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, 39 avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. 40 Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Prima parte del testo: insegnamento di Gesù sugli scribi.
Gesù sintetizza il comportamento degli scribi secondo uno schema molto semplice:
a) in rapporto a se stessi: le lunghe vesti servono a indicare il loro stato di autentici interpretati della legge e di organi ufficiali della rivelazione di Dio per cui essi ritenevano che l’onore a loro rivolto lo fosse a Dio stesso. Offenderli era offendere in loro Dio.
b) in rapporto ai poveri di cui le vedove sono una categoria, anziché difenderle (cfr. Is 1,7: difendete la causa della vedova) essi ne divorano le case;
c) in rapporto a Dio: gli scribi ostentano lunghe preghiere, cioè fanno finta di pregare per apparire giusti agli occhi della gente e per acquistare credito (cfr. Fil 1,18: Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. L’apostolo contrappone il fare finta (ipocrisia) alla sincerità, lett.: verità).
Questo paludamento esterno dà la sicurezza di appartenere a una categoria che si ritiene intrinsecamente giusta anche quando commette azioni inique. Stando dentro a queste forme lo spirito umano si ritiene talmente giusto da pensare l’impossibilità di trasgredire la Legge. In questa posizione è facile accusare Gesù di voler turbare la loro tranquillità e la loro sicurezza di essere dalla parte di Dio. Non si mette mai in discussione una classe, ma si sottomette a processo chi ne condanna le malefatte.
[41 Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete.
Seconda parte del testo: il Signore si siede in segno dell’autorità che ha nel tempio come Messia (Egli è stato da tutti acclamato) e osserva il tesoro, cioè la stanza dove si raccoglievano le elemosine.
Tanti ricchi ne gettavano molte.
È il giudice che conosce i cuori; infatti il Signore osserva non tanto esternamente quanto interiormente. In Mc il verbo corrispondente nel greco è usato in contesti particolari (3,11; 5,15.38; 15,40.47; 16,4).
42 Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Ai molti ricchi si contrappone questa unica vedova povera. Nella bilancia divina essa pesa più di tutti loro.
43 Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. 44 Tutti infatti hanno gettato parte del (oppure: dal) loro superfluo. Lei invece, nella (oppure: dalla) sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».]
Il Signore convoca tutti i suoi discepoli e pronuncia la sentenza. La vedova ha dato più di tutti.
Motivazione della sentenza: tutti hanno attinto dal loro superfluo, la vedova invece ha attinto dalla sua indigenza e ha dato tutto quello che aveva per vivere. Ella quindi nel suo gesto esprime fede, amore e abbandono a Dio.
Se il nostro rapporto con Dio non parte dal profondo di noi stessi, là dove noi siamo a Lui uniti, ma parte dai nostri calcoli, dalle nostre paure e da un rapporto esterno e superficiale non è a Lui gradito e ricade nel vuoto del nostro non essere.
Di fronte a Dio non è quindi la ricchezza che arricchisce ma la povertà. Infatti Cristo da ricco che era si fece povero per arricchirci con la sua povertà (2Cor 8,9) e questo hanno pure fatto le Chiese della Macedonia la cui profondissima povertà ha sovrabbondato nella ricchezza della loro generosità (ivi,2).
«Il regno di Dio non ha prezzo, però esso vale tutto ciò che uno possiede. Nel caso di Zaccheo, esso valse la metà dei suoi beni, perché l’altra metà egli se la riservò per restituire il quadruplo a coloro che aveva defraudato (cfr. Lc 19,8); nel caso di Pietro e di Andrea valse le reti e la barca (cfr. Mt 4,20); per la vedova valse solo due spiccioli (cfr. Mc 12,42; Lc 21,2); per altri sarà valso magari un semplice bicchiere d'acqua fresca (cfr. Mt 10,42). Quindi il regno di Dio, come ho già detto, vale tutto quello che uno possiede» (Gregorio Magno, Hom. in Ev., V,2: PL 76, 1093‑1094). (Diaconia).
Gesù pone in rapporto tre categorie di persone: i capi del popolo (scribi), i molti ricchi, l’unica vedova povera.
In rapporto agli scribi le posizioni si rovesciano. Non sono essi a giudicare il popolo ponendolo a confronto con la Legge ma è Lui, il vero profeta d’Israele, che pone la voracità degli scribi in diretto contatto con i testi profetici (cfr. Is 3,14-15; Am 2-3).
Gesù mette in evidenza l’ipocrisia degli scribi che sotto l’apparenza di lunghe preghiere nascondono la loro voracità e aggressività. Sembra quasi che essi trovino in questo una loro giustificazione: dal momento che essi pregano tanto, il loro agire, in conformità alla loro interpretazione della Legge, è giusto. Gesù invece pone in luce la dannosità di un simile comportamento e come esso sia passibile di una grave punizione divina.
I molti ricchi non ricevono nessun rimprovero diretto del Signore, ma le loro offerte, anche se consistenti non hanno nessun valore davanti a Dio perché provengono da quel superfluo che non tocca le loro sostanze e soprattutto se stessi.
La povera vedova dà pochissimo ma questo è la sua stessa possibilità di vivere. il Signore vede solo lei.
«Il Signore sembra avere lo sguardo solo su chi si priva di tutto e pone in questa privazione l’adorazione totale. Dio è unico, unicità che si consuma in sé e sembra divorare ed esigere il nostro rapporto totale con Lui: solo questo sembra essere salvezza, rifugio contro i castighi, sospensione della punizione delle maledizioni. Perlomeno cercare di domandare al Signore la purificazione totale del nostro culto, la verità assoluta del nostro essere in Lui, il desiderio progressivo e totale di arrivare all’adorazione pura esclusiva, unica del Dio vivo»
(d. G. Dossetti, appunti di omelia, 1988).
PREGHIERA DEI FEDELI
C. Alla suola del Vangelo abbiamo appreso come Dio insegna attraverso i piccoli e i poveri che con fede a Lui si abbandonano.
Preghiamo insieme e diciamo:
Ascolta, Signore, la preghiera dei tuoi poveri.
§ Donaci un cuore accogliente perché i poveri e gli umili si sentano di casa nelle nostre assemblee e trovino conforto nella loro tribolazione, noi ti preghiamo.
§ Infondi in noi il tuo timore perché il culto reso a te, o Dio, nell’elemosina nasca dall’intimo di noi stessi e non dal nostro superfluo, noi ti preghiamo.
§ Illumina le nostre menti perché il Vangelo sia la norma suprema per la nostra vita e il riferimento costante per un sincero cammino di conversione, noi ti preghiamo.
§ Rasserena il cuore degli umili perché abbiano sempre fiducia in te, o Signore, e non si chiudano egoisticamente nelle loro necessità, noi ti preghiamo.
C. O Dio, Padre degli orfani e delle vedove, rifugio agli stranieri, giustizia agli oppressi, sostieni la speranza del povero che confida nel tuo amore, perché mai venga a mancare la libertà e il pane che tu provvedi, e tutti impariamo a donare sull'esempio di colui che ha donato se stesso, Gesù Cristo nostro Signore.
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afranusieki